percorsi interculturali
in Europa

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Grupo Ágora

Il testo seguente è un riassunto della versione completa, disponibile in spagnolo su questo sito.


1 L’azione interculturale
2 Il concetto di “Qualità della vita”
3 La relazione tra Qualità della vita e Intercultura
4 Buone pratiche interculturali nell’ambito della Qualità della vita

Questo report riflette i risultati ottenuti dall’analisi dei dati che derivano dalla ricerca sviluppata dal gruppo Agora dell’Università di Huelva per il progetto Interculture Map. Questo progetto si dedica a uno studio delle buone pratiche interculturali attuate oggi in Europa ed è stato sviluppato grazie alla collaborazione di varie istituzioni, tra le quali troviamo il Centro Multiculturale di Praga, la Cooperativa Lai-momo di Bologna e il Centro di Azione Interculturale di Bruxelles, oltre al Gruppo di Ricerca Agora dell’Università di Huelva. Data la varietà degli aspetti culturali secondo i quali possono essere considerate le azioni interculturali, il progetto è stato strutturato in base a una divisione tematica per cui il Centro Multiculturale di Praga si è concentrato sugli aspetti mediatici, la Cooperativa Lai-momo su quelli artistici, il Centro di Azione Interculturale su quelli educativi e il Gruppo Agora sulle aree di lavoro, salute e alloggio.
Per quanto possa sembrare complicato analizzare congiuntamente aspetti tanto diversi come il lavoro, la salute e l’alloggio, in realtà durante lo sviluppo della ricerca si sono rivelati strettamente connessi, in quanto elementi fondamentali di una struttura sociale garante di uno standard minimo che permetta di parlare di qualità della vita.
Bisogna tener presente che attualmente stiamo assistendo a una crescente preoccupazione nella società europea riguardo alla gestione delle relazioni interpersonali in contesti sociali di progressiva multiculturalità, fondamentalmente vincolata all’immigrazione. Questa realtà sociale ci spinge a interrogarci su quali siano le pratiche con finalità interculturali messe in campo per organizzare la convivenza di persone di origine diversa. Nel nostro studio ci concentreremo in particolare sulle pratiche interculturali che riguardano l’area della qualità della vita e dimostreremo quindi quale relazione è possibile stabilire fra azione interculturale e qualità della vita.

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1 L’azione interculturale
Viene definita azione interculturale quella forma di intervento finalizzata a promuovere la comunicazione fra diverse realtà culturali, basandosi sull’individuazione di un punto d’incontro. È un processo che inizia con la constatazione positiva della diversità e si rivolge a tutta la popolazione, non solo ai gruppi minoritari, per fornire elementi che facilitino la convivenza. Poiché non considera la diversità come un ostacolo, mira a produrre un avvicinamento senza pretendere di arrivare a un’omogeneizzazione culturale, ma favorendo il reciproco arricchimento che deriva dalla condivisione delle differenze culturali.

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2 Il concetto di “Qualità della vita”
Secondo una prospettiva macro-sociale il concetto di Qualità della vita non è incentrato solamente su condizioni economiche o prettamente materiali, ma viene a delinearsi come approccio interdisciplinare che arriva a considerare anche le condizioni, siano esse oggettive o soggettive, relative al grado di integrazione e di sviluppo  sociale dell’individuo. Soltanto a partire dalla disponibilità di risorse che coprano le necessità primarie, come alloggio, salute e lavoro, si può cominciare a parlare del concetto di “qualità della vita” permettendo di assicurare un minimo di garanzie per lo sviluppo dell’individuo nel suo ambiente.
In questo studio, con il termine “Qualità della vita” ci riferiamo a quelle attività interculturali che riguardano principalmente gli aspetti della salute, dell’alloggio e del lavoro in relazione agli immigrati. Le azioni interculturali in ognuna di queste aree mettono l’accento su fattori socio-strutturali e personali che incidono in maniera decisiva sulle relazioni che si stabiliscono tra gli individui nella loro quotidianità. Queste aree si riferiscono a diritti umani fondamentali e sono obbligatoriamente implicate quando interagiscono individui di diverse culture.

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3 La relazione tra Qualità della vita e Intercultura
La relazione tra qualità della vita e intercultura non implica necessariamente dei risultati positivi. Esistono degli antecedenti storici in cui le esperienze interculturali hanno contribuito a intensificare i conflitti sociali. Tuttavia gli errori del passato devono farci capire che bisogna avvicinarsi alle differenze culturali senza formulare giudizi; per un completo sviluppo di relazioni armoniche tra culture è inoltre necessario presupporre che una migliore conoscenza e un riconoscimento delle culture di origine con cui conviviamo migliorerà le nostre relazioni, arricchendoci come persone e come comunità.
Le aree comprese nella nozione di Qualità della vita sono influenzate in maniera molto diretta dalla posizione che ogni individuo occupa nella struttura sociale. Nel caso degli immigrati questa è condizionata da situazioni di precarietà, disuguaglianza sociale e insicurezza, che a volte determinano la loro esclusione sociale.
La mancanza di lavoro per gli immigrati è spesso causa ed effetto della mancanza di documenti, che impedisce l’accesso a un posto di lavoro legale e li rende civilmente invisibili alle autorità, favorendone così la relegazione ai margini della legge e l’esclusione dal tessuto sociale. Quando a queste condizioni sociali si aggiungono le differenze culturali, che possono complicare l’integrazione lavorativa degli immigrati nella comunità di accoglienza, le situazioni di discriminazione si intensificano.
Realizzare attività sociali in materia di impiego da un punto di vista interculturale facilita un migliore adattamento dell’individuo al posto di lavoro, incrementando la sua produttività e il suo contributo alla comunità di accoglienza. Questi fattori incidono direttamente sulla percezione positiva che la comunità può avere delle differenze culturali e favoriscono un’integrazione che influisce positivamente sulla qualità della vita sia degli immigrati sia del resto della comunità.
La mancanza di lavoro ostacola anche l’accesso all’alloggio, poiché priva l’individuo della possibilità di ottenere le entrate che derivano dalla sua attività lavorativa. Inoltre nel caso degli immigrati le differenze culturali rendono più difficoltoso l’accesso all’alloggio o la convivenza armoniosa tra individui di origini diverse nello stesso contesto geografico.
Le attività in materia di alloggio che contemplano l’intercultura come fine principale, mirano a diminuire il rifiuto della diversità di cultura e abitudini e, nella misura in cui contribuiscono a fornire alloggio alle minoranze che presentano queste differenze, diminuiscono i pregiudizi che derivano dalla criminalizzazione di queste minoranze.
Non aver accesso alle condizioni di igiene, riposo e protezione contro gli agenti atmosferici rende gli immigrati altamente vulnerabili alle malattie, diminuendo così la loro capacità lavorativa. La nozione di igiene non è inoltre la stessa in tutte le culture, poiché quello che alcuni considerano ripugnante può essere accettabile per altri. La considerazione delle peculiarità dell’identità culturale nell’ambito della salute e la realizzazione di strategie di comunicazione interculturale favoriscono una migliore attenzione al paziente, aiutano a capire meglio la sua situazione e ad adattarne meglio il trattamento.
I soggetti senza lavoro, alloggio, o in cattive condizioni di salute vengono percepiti dalla comunità ospitante come un elemento destabilizzante dell’armonia sociale e questo provoca un circolo vizioso in cui le condizioni di precarietà si accentuano, rendendo ancora più difficile la possibilità di integrazione. Per questo gli interventi sociali da una prospettiva interculturale nell’area della qualità della vita potenziano l’integrazione sociale degli individui che vengono esclusi per la loro diversità e conducono a uno spazio di convivenza in cui attraverso il dialogo interculturale è possibile trascendere le differenze culturali.

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4 Buone pratiche interculturali nell’ambito della Qualità della vita
Avendo come punto di riferimento la ricerca realizzata sui progetti dai quali sono stati elaborati i casi studio dell’area della Qualità della vita, è possibile abbozzare alcuni indicatori di quello che può essere considerato come una “Buona Pratica interculturale” in questa area.
In base alle conclusioni raggiunte dai partner di questo progetto dopo un incontro preliminare, una buona pratica viene definita dalle seguenti caratteristiche: deve essere innovatrice, sviluppando soluzioni nuove per problemi comuni; deve avere un impatto tangibile sulle condizioni di vita degli individui a cui si rivolge; deve essere esportabile e/o ripetibile, in modo da rappresentare un punto di riferimento per nuove iniziative; deve avere un effetto “sostenibile”, contribuendo allo sradicamento permanente di situazioni conflittuali; deve essere flessibile, cioè capace di adattarsi a nuove situazioni impreviste; infine deve essere valutabile, cosicché la valutazione possa pianificarsi fin dall’inizio del progetto.
Queste caratteristiche comuni a qualsiasi progetto devono essere applicate anche a quelli che inoltre sono interculturali, per questo le abbiamo tenute in considerazione nel corso della nostra ricerca nel momento di selezionare i casi studio realizzati. Tuttavia non potevamo limitarci a queste, perciò abbiamo analizzato quei progetti che non solo rispettavano i requisiti di una buona pratica, ma che costituivano anche dei veri esempi di buone pratiche interculturali, applicandoli poi nelle aree di ricerca della Qualità della vita.
Nell’ambito del lavoro possono essere considerati interculturali quei progetti che hanno come obiettivo l’orientamento, la ricerca diretta del lavoro da parte della comunità degli immigrati, la promozione dell’iniziativa imprenditoriale, la formazione su aspetti professionali, abilità sociali, linguistiche e legislative del mercato del lavoro nella società ospitante.
Queste sono le iniziative realizzate da progetti come:

  •  TEP
  •  CENTROS ARIWIT
  •  ECRE
  •  CANAL SOLIDARIO
  •  ENTRA EN XARXA
  •  CROCEVIA
  •  PARTICIPACIÓN SINDICAL EN LOS PROCESOS MIGRATORIOS
  •  TRADE UNION GUIDE FOR MIGRANT WORKERS
  •  RED-INTERLABORA / ITINERARIOS DE INSERCIÓN.
Nell’ambito della salute parlare di intercultura significa adeguare l’attenzione socio-sanitaria alla realtà dell’immigrazione, tenendo in considerazione il retroterra culturale e le origini dell’individuo.
Queste sono le azioni realizzate in progetti come:
  •  NAFSIYAT
  •  TAMPEP
  •  CASA INSIEME
  •  IMISCOE.
Infine definire la relazione tra intercultura e alloggio risulta più complesso, perché in questo ambito intervengono sia fattori prettamente pratici, come la necessità della ricerca dell’alloggio da parte degli immigrati, sia fattori inerenti all’esperienza interculturale, come l’esigenza di preparare la comunità ad affrontare la diversità. Dal nostro punto di vista, entrambi i tipi di intervento possono essere classificati come interculturali se vengono gestiti prendendo in considerazione la diversità, la posizione che gli individui occupano nella struttura sociale e le relazioni di disuguaglianza che si generano.
Questi sono gli obiettivi di progetti come:
  •  BAOBAB
  •  SOZE
  •  AREA MANAGEMENT FOR THE DISADVANTAGED NEIGHBOURHOODS OF BERLIN
  •  CONOCIENDO NUESTRO BARRIO,
  •  CASA INSIEME
  •  CENTRO DE ACOGIDA DE MUJERES INMIGRANTES
  •  IASUK
  •  INTEG.R.A.
Per questo concludiamo constatando che parlare di intercultura nell’area dell’alloggio è estremamente complesso e polemico, quindi partire da un’idea precisa di intervento interculturale in questo ambito è difficile data la disparità dei criteri e la recente apparizione del paradigma interculturale, la cui base teorica è ancora in pieno dibattito.

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