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Design e intercultura a Torino

Silvio Remotti

Abstract (English)

"Design e intercultura a Torino" is a project carried out by the Applied Art and Desing Institute (IAAD) of Turin in 2005. The initiative was part of “Etnopoli”, a communication campaign about interculture promoted by the Social Communication Network of the Piemonte Region. "Design e intercultura a Torino" is an art-exhibition about cultural democracy and interculture: during June 2005, sixty IAAD young designers have realized and exposed graphical manifestos about topics related to intercultural dialogue. Their works have been created (and showed) in twenty shops of city centre. The project aimed at raise citizens’ awareness about migrants integration and interculture’s values, through graphical manifestos. Before the exposition, designers had participated to five preparatory workshop with representatives of foreigners communities and associations

 

Abstract (italiano)

"Design e Intercultura a Torino" è un progetto realizzato nel 2005 dall'Istituto di Arte Applicata e Design (IAAD) di Torino. L'iniziativa si inserisce all'interno di "Etnopoli", una campagna di sensibilizzazione sull'intercultura promossa dal Network per lo Sviluppo della Comunicazione Sociale della Regione Piemonte. "Design e intercultura" è un'esibizione artistica sui temi della democrazia culturale e dell'intercultura. Durante la giornata dell'11 giugno 2005, sessanta giovani designers hanno realizzato ed esposto alcuni manifesti grafici che avevano come argomento il dialogo interculturale. Le loro opere sono state create ed esposte in una ventina di negozi del centro città. Il progetto mira a sensibilizzare la cittadinanza riguardo l'integrazione dei migranti e i valori interculturali.  

1 In pratica

"Design e intercultura" è un’iniziativa curata dall’Istituto di Arte Applicata e Design (IAAD) di Torino. La proposta si inserisce all’interno del “Progetto interculturale” ideato dal Network per lo Sviluppo della Comunicazione Sociale (NSCS). Il Network – promosso e finanziato dalla Regione Piemonte – nasce nel 2002 da un accordo libero e volontario tra soggetti operanti nel mondo della comunicazione. Esso vuole rappresentare un tavolo di lavoro per stimolare la crescita di modalità di Comunicazione Sociale corrette ed efficaci. Aderiscono al NSCS più di 160 professionisti della comunicazione: agenzie di comunicazione, editori, società di produzione, istituzioni, università, aziende.
L’idea da cui prende avvio il Network è quella di escogitare e definire nuovi linguaggi e canali comunicativi destinati a particolari target: disabili, terza età, giovani, migranti. Per esempio, nel 2003 – Anno Europeo delle Persone con Disabilità – il Network ha scelto, quale argomento di interesse sociale, il tema della disabilità visiva. Attraverso la collaborazione dell'Unione Italiana Ciechi e di operatori del settore, è stata realizzata una campagna di sensibilizzazione sulla disabilità visiva e sui rapporti tra società e persone cieche. L’iniziativa ha previsto il coinvolgimento di scuole, università, associazioni, aziende, pubbliche amministrazioni.
 
Dopo aver affrontato il tema delle differenze legate a una disabilità, il NSCS ha approfondito nel 2004, la valorizzazione di un’altra diversità: quella delle differenti culture portate dai migranti. Prende così avvio il progetto generale sull’intercultura, interpretata come importante tematica legata alla contemporaneità e di spiccato interesse sociale.
Il dipartimento Pubblicità & Graphic Design dello IAAD – già membro ufficiale del NSCS – propone allora il progetto artistico-culturale “Design e intercultura”. L’iniziativa si concretizza nella giornata di sabato 11 giugno 2005: sessanta giovani designers dello IAAD, ospitati in una ventina di negozi del centro città, sono stati chiamati a realizzare – direttamente dalle vetrine appositamente allestite – alcune tavole grafiche e concettuali aventi come tema generale l’intercultura. Il pubblico, numeroso e decisamente incuriosito – come riferisce la direttrice IAAD Laura Milani – ha potuto osservare da vicino il lavoro degli studenti e comprendere meglio come nasce una tavola grafica, quali le metodologie di studio applicate, quali gli strumenti (manuali e virtuali) utilizzati nella realizzazione delle opere. I commercianti hanno inoltre offerto ai passanti rinfreschi ispirati alla cucina multietnica.
 
La finalità generale dell’iniziativa era dunque quella di sviscerare e interpretare l’intercultura «affrontando la giungla dei luoghi comuni e delle interpretazioni personali per provare a raggiungere l’head line del tema che così recita: “Esiste una nuova cultura, ce ne siamo accorti?». Una cultura non più della semplice e oramai superata “accettazione”, ma dell’integrazione – o meglio ancora – dell’interazione culturale.
Gli obiettivi specifici dell’iniziativa – comuni del resto ad altre iniziative collaterali proposte dal NSCS – possono quindi riassumersi nei seguenti punti:

  • sensibilizzare un’utenza allargata alle realtà degli attuali flussi migratori;
  • proporre l’intercultura come opportunità di conoscenza e dialogo tra i popoli;
  • migliorare l’interazione tra cittadini autoctoni e migranti, contribuendo ad abbattere le reciproche diffidenze;
  • favorire una più corretta percezione dei migrante da parte degli italiani;
  • combattere gli stereotipi e i pregiudizi promuovendo il concetto di uguaglianza.

Prima di realizzare ed esporre le loro opere, i designers dello IAAD sono stati chiamati a partecipare ad alcune lezioni e incontri atti a far comprendere la delicatezza e le diverse sfaccettature del tema proposto. I momenti formativi sono stati condotti da alcuni membri del NSCS, da giornalisti immigrati e da rappresentanti delle comunità straniere a Torino.

1.2 Storia: come nasce e come si sviluppa l’iniziativa

Il progetto dello IAAD “Design e Intercultura a Torino” è un’iniziativa, come abbiamo precedentemente osservato, inserita all’interno del più ampio “Progetto interculturale” del NSCS. Ogni anno il Network valuta e sceglie un argomento di particolare interesse sociale su cui realizzare una campagna annuale di sensibilizzazione, “prodotti” per la comunicazione sociale ed eventi collaterali. Se nel 2004 il focus era la disabilità visiva, nel 2005 il soggetto individuato è stato per l’appunto l’intercultura. Nel corso dell’anno passato il NSCS – attraverso la sua rete di partner aderenti (si veda www.regione.piemonte.it/network/adesioni.htm) – ha proposto una campagna di sensibilizzazione intitolata “Etnopoli”. La finalità generale dell’iniziativa era quella di “comunicare l’intercultura”: promuovere, cioè, la conoscenza e il dialogo tra le culture presenti sul territorio piemontese. La campagna ha seguito uno specifico percorso, al cui centro ha posto un concetto cardine: la “nuova cultura”, spazio – fisco e mentale – della contaminazione e del meticciato.

Gli obiettivi proposti dalla campagna Etnopoli possono essere individuati in:

  • creare strumenti diversi di comunicazione in grado di incidere “nel profondo” nella nostra società; 
  • studiare linguaggi e modalità utili a creare, se possibile, un nuovo modello di intercultura; 
  • promuovere iniziative di lungo respiro, stimolando occasioni di riflessione e momenti di incontro, destinate sia al grande pubblico sia a target specifici.



Da queste basi teoriche il NSCS ha sviluppato nel corso del 2005 alcune importanti iniziative di sensibilizzazione legate al concetto di intercultura. Ne illustriamo tre brevemente.
Giugno 2005, “Design e intercultura a Torino”: una ventina di esercizi commerciali ospitano sessanta giovani designers che realizzano alcune tavole grafiche su temi dell’intercultura e della democrazia culturale.
Ottobre 2005, “Intercultura: le parole per dirlo. Alla ricerca di un territorio linguistico da condividere”. È questo il titolo di una conferenza tenutasi presso il Centro di Produzione della Rai di Torino. Esperti di semiotica, giornalisti italiani e stranieri, professionisti della comunicazione si sono confrontati sull’utilizzo dei termini corretti da utilizzare quando si parla dei fenomeni migratori e – più in generale – di società multiculturali. Obiettivo dell’incontro era «identificare un linguaggio condiviso in grado di rispettare le diverse culture e di promuovere il dialogo». Riportiamo alcune significative riflessioni emerse nella giornata di studio e riportate sul web www.regione.piemonte.it/network/comunicati.htm.

Audifac Ignace, giornalista di Tam Tam Times, a proposito di “integrazione”: "cosa significa per un migrante essere integrato? E integrato rispetto a cosa? Chi lavora nel nostro Paese è di fatto “integrato”. Il termine integrazione dovrebbe essere sostituito da “interazione”, una parola positiva che trasmette il senso dello scambio". Francesca Paci de "La Stampa": "raccontare un percorso, come quello dell’inserimento di tanti migranti nella vita sociale, è spesso più difficile che raccontare un avvenimento. I giornalisti sono costretti a dare spazio a singoli eventi nella logica di un sistema mediatico che privilegia “la notizia” all’approfondimento". Maurizio Crosetti de “La Repubblica” ricorda che "poche cose sono equivoche come le parole. Il giornalista dovrebbe per la natura del suo mestiere essere sempre alla ricerca della differenza anche per capire le sfaccettature di una nuova cultura in trasformazione". La replica di Karim Metref di "Piemondo": "le parole non devono far paura; devono spaventare piuttosto i comportamenti che stanno dietro le parole e che possono ferire di più chi si trova in una situazione di svantaggio".



Dicembre 2005, presentazione di “Etnopoli – un gioco di ruolo interculturale”: "mettersi nei panni dell’altro, spostare il punto di vista, interpretare ruoli non consuetamente vissuti". È questa la finalità del gioco di ruolo. Mediante l’uso di carte di ruolo ogni giocatore è chiamato a interpretare uno specifico personaggio e risolvere – con la collaborazione degli altri partecipanti – situazioni problematiche: ottenere il permesso di soggiorno, gestire una riunione condominiale con la presenza di più etnie, etc. Il gioco Etnopoli è stato creato coinvolgendo diversi rappresentanti di rilevo della popolazione migrante (in prevalenza giornalisti). Attraverso alcuni workshop e attività interattive è stato chiesto loro di raccontare l’esperienza migratoria. Partendo dalle loro testimonianze il NSCS ha infine strutturato il gioco di ruolo. “Etnopoli – un gioco di ruolo interculturale” è rivolto prevalentemente al mondo della scuola.

1.3 Design e intercultura: le tavole concettuali

I manifesti e le tavole concettuali esposte nella giornata dell’11 giugno 2005 sono stati realizzati dagli studenti del dipartimento di Pubblicità & Graphic Design dello IAAD. L’età media dei designers è compresa tra i diciannove e i ventitre anni. Il 30% degli studenti iscritti allo IAAD è di origine straniera. Le opere prodotte – come abbiamo già ricordato – avevano come principali tematiche quelle dell’intercultura e della democrazia culturale. A ogni studente è stato, infatti, chiesto di esprimere graficamente – secondo la propria personale accezione – “che cosa rappresenta ed è trasmissibile come intercultura”. La tecnica comunicativa del design grafico si è rivelata – secondo Laura Milani - "particolarmente efficace e immediata per descrivere la multiculturalità delle nostre società. Ma anche per evidenziare il carattere positivo e arricchente di concetti quali: la contaminazione, il metissage". L’utilizzo delle tavole grafiche (un linguaggio per sua stessa natura diretto) ha permesso di veicolare messaggi di stampo sociale a un vasto pubblico, tendenzialmente poco informato, spesso dis-informato. Gli stessi designers – afferma Milani – si sono dimostrati sensibili e ricettivi nei confronti dei temi loro proposti (sia nella fase preparatoria all’evento, sia nella realizzazione delle opere).

La risposta del pubblico è stata decisamente significativa: non solo per il numero di persone che hanno guardato le opere esposte, ma anche per il generale interesse dimostrato. Spesso, infatti, si sono formati gruppi di passanti che, incuriositi, hanno osservato da vicino il lavoro dei designers, facendo loro domande, interrogandoli sul significato della rappresentazione. "Realizzare tavole concettuali su un tema come l’intercultura – osserva Milani – non è affatto semplice. Quello rappresentato sui manifesti non è soltanto un disegno, ma un messaggio sociale che si vuole trasmettere".
L’obiettivo della giornata dell’11 giugno era proprio quello di utilizzare il design per comunicare, per avvicinare le persone. Sintetizza bene Milani: "la parte visiva diventava il tramite per fare una chiacchierata". Per spiegare, per esempio, cosa può significare “intercultura” e a cosa può servire.

1.4 La fase preparatoria: gli incontri con la popolazione migrante

Prima di realizzare le tavole concettuali, i designers dello IAAD hanno partecipato a cinque incontri presso l’istituto, con alcuni rappresentanti di associazioni e comunità stranieri residenti a Torino. Gli studenti non sono stati volutamente preparati all’incontro: "desideravamo che i ragazzi fossero poco strutturati, puntando molto di più sulla spontaneità" precisa Milani. E gli stessi invitati – contattati dal NSCS – non sapevano quali domande sarebbero state loro poste dagli studenti. Gli incontri si sono così svolti in un clima decisamente informale. Gli argomenti che si sono affrontati hanno riguardato le diverse esperienze migratorie, l’integrazione, l’esclusione. Tematiche queste, che inevitabilmente venivano avvertite come delicate e scottanti dagli studenti. Dalle risposte offerte dagli invitati sono poi nati alcuni dibattiti e discussioni.
In un primo momento – specialmente negli incontri iniziali – i ragazzi dimostravano una certa reticenza nell’affrontare apertamente talune questioni: "alcune domande non venivano poste con cognizione di causa. Sembravano quasi riportate: “si dice che… voi che cosa ne pensate?" ammette la direttrice. Gli allievi sperimentavano la delicatezza dell’argomento e quanto l’utilizzo di alcune espressioni potesse risultare – oltre che scorretto – anche inopportuno nei confronti del migrante. Dall’altra parte, gli invitati richiedevano una maggior disponibilità a mettersi in gioco e invitavano i ragazzi a parlare in prima persona: "fammi una domanda più diretta. A me interessa il tuo punto di vista". Superata questa – per altro comprensibile – resistenza, gli incontri sono divenuti più sereni e il dialogo più franco.

In sintesi, gli incontri hanno avuto una duplice funzionalità:
- presentare in modo diretto e autentico le realtà delle migrazioni;
- professionalizzare gli studenti: affidare un tema di non semplice rappresentazione, presentare persone con cui confrontarsi per strutturare con maggiore lucidità un loro lavoro. 

1.5 Il network e i finanziamenti

La rete dei soggetti coinvolti nell’ideazione e nell’attuazione del progetto "Design e intercultura a Torino" è formata da: 

  • Network per lo Sviluppo della Comunicazione Sociale (ideatore della campagna di sensibilizzazione Etnopoli, al cui interno è stata presentata l’iniziativa "Design e intercultura a Torino");
  • Istituto d’Arte Applicata e Design (curatrice dell’iniziativa "Design e intercultura a Torino");
  • Koinètica – Agenzia per la comunicazione etica e sociale (organizzazione degli eventi di Etnopoli).


La campagna di sensibilizzazione Etnopoli ha ricevuto i finanziamenti dalla Regione Piemonte.

 

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